“Il Lambrusco può essere considerato a pieno titolo un vino autoctono – è quanto affermato Andrea Razzaboni, della Cantina Ventiventi di Medolla, nel corso del suo intervento al convegno di Casa Coldiretti nell’ambito di Vinitaly. Il Lambrusco – ha detto Razzaboni – è una famiglia di vitigni che caratterizza un’ampia area di produzione e che trova nel modenese la sua specificità più radicata. Se pensiamo alle tre denominazioni di origine modenesi (Sorbara, Salamino di Santa Croce e Castelvetro) il legame con il territorio è indiscutibile, già a partire dal nome. Basta nominare il Lambrusco per richiamare alla mente sapori e profumi della nostra terra e della nostra cucina, gli abbinamenti con i piatti della tradizione: per questo sono convinto che si possa annoverare a tutti gli effetti tra i vini autoctoni.
Secondo l’indagine Coldiretti, i vini autoctoni a fare segnare i maggiori incrementi delle vendite a conferma di una scelta sempre più territoriale nei gusti degli italiani. In vetta si piazza per la prima volta un vino rosato, il Cerasuolo d’Abruzzo, con un vero e proprio boom in volume del 19,7% che conferma la crescita dei rosé nelle preferenze degli italiani. Al secondo posto troviamo il Grillo di Sicilia (+12,2%) che precede di poco il Pecorino, tipico di Marche e Abruzzo (+12%). In quarta posizione La Lugana di Lombardia e Veneto (+9,5%), poi la Ribolla friuliana (+8%), davanti all’Orvieto da Lazio e Umbria (+7,6%) e al Friuliano (+7,2%). All’ottavo posto c’è il primo vino rosso della classifica, il Primitivo della Puglia (+5,2%), seguito da Valpolicella Ripasso (+4,6%) del Veneto e dal Nebbiolo (+4,2%) caratteristico del Piemonte ma anche della Lombardia. L’aumento delle vendite dei vini autoctoni – continua Coldiretti – è in netta controtendenza rispetto all’andamento complessivo delle vendite di vino che nel 2023 hanno fatto registrare un calo in volume del 3,3%. Il segnale del fatto che il futuro del Vigneto Italia dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali.